DIGESTIONE

Buona o lenta e difficile?

Digerire sembra una cosa più legata ad un aspetto secondario della nostra salute e del nostra benessere che, nell’immaginario collettivo, assume la valenza di un optional della nostra auto. 

Del resto, il primo incontro e ricordo che noi abbiamo con questo termine è legato al famoso “ruttino” che la mamma ci fa fare subito dopo la poppata di rito.

Ma, in realtà, cos’è la digestione? Come e dove avviene? Quanto è importante? E, infine, quali sono le conseguenze di una buona o di una cattiva digestione?

Cerchiamo in questo articolo di dare risposte semplici, alla portata di tutti, per capire meglio questo aspetto importante della nostra quotidianità.

Cos’è la digestione.

Per spiegarlo al meglio è utile, se non fondamentale, ricordare un informazione importante: la differenza tra alimentazione e nutrizione.

Alimentazione e nutrizione non sono sinonimi. C’è una bella differenza tra “buttare giù qualcosa a pranzo” ed assumere i cibi che sostengono il nostro organismo in tutte le sue funzioni. Spesso però questo aspetto non è noto, anzi…

Alimentazione

L’alimentazione è il semplice atto di fornire cibo al nostro organismo; quest’ultimo, attraverso il metabolismo, ne estrarrà energia e le sostanze fondamentali per rigenerarsi e stare in salute. Alimentarsi quindi è un atto consapevole che noi facciamo e significa introdurre cibo (alimenti) nel corpo.

Nutrizione

La nutrizione è un atto inconsapevole che noi facciamo in quanto, come già sopra citato, è il nostro metabolismo che “estrae” le sostanze nutritive dal cibo (alimento) che noi abbiamo introdotto. Queste sostanze, nutrienti, contribuiscono alla costruzione del nostro organismo e al mantenimento della sua salute.

Nutrirsi significa dare al nostro corpo tutte le sostanze di cui ha bisogno per stare bene.

Quindi, ciò di cui noi, o meglio, il nostro corpo, ha bisogno per essere energico, sano e in salute non è semplicemente del cibo, ma di tutti i nutrienti in esso contenuti. Ecco perché diventa fondamentale ritornare a scegliere il cibo in funzione della sua qualità nutritiva prima che del suo aspetto e della sua bontà!

Ma, contrariamente a quanto molti pensano, moltissimi studi e ricerche evidenziano come la “massa” scelga il cibo secondo questi parametri:

  1. Aspetto. Deve essere bello. Meglio la mela lucida e perfetta che non quella irregolare e naturale dell’albero.
  2. Gusto. Molti, moltissimi cibi in commercio, si giocano la loro comunicazione proprio su questo aspetto senza quasi mai informare sul valore nutrizionale di quel cibo (anche perché, il più delle volte, scarsissimo).
  3. Economico. Questo parametro, peraltro comprensibile, è forse il più subdolo e pericoloso. Del resto, una semplice domanda dovrebbe aiutarci tutti a comprenderlo: com’è possibile che il cibo industriale, lavorato (quindi dovendo utilizzare macchinari e quant’altro per trasformarlo) costi molto meno di un prodotto naturale appena colto e non trasformato?

Allora Alimentazione farà rima con Nutrizione solo quando i cibi assunti saranno equilibrati, ricchi di sostanze che possono rigenerare il corpo e mantenerlo in salute.

Per intenderci, i cibi precotti, preconfezionati, super raffinati sul modello di quelli dei fast food, rientrano nella nostra alimentazione ma non hanno effetti nutritivi di nessun tipo. Forniscono solo “calorie vuote”: energia e sostanze che possono addirittura intossicare e far ammalare il nostro corpo. Siamo sempre più super-alimentati ma sotto-nutriti, in costante carenza di vitamine, sali minerali e fibre.

Tornando ora al punto, cos’è la digestione, risulta più semplice e più chiaro capire l’importanza della digestione.

Cos’è la digestione?

La digestione è il primo passaggio della nutrizione nel nostro organismo!

Infatti essa, è quel processo chimico, meccanico e fisiologico mediante il quale un organismo trasforma l’alimento ingerito in sostanze strutturalmente più semplici e più facilmente assorbibili ed assimilabili.

Come e dove avviene la digestione? Quanto è importante?

Essa inizia nel cavo orale, continua nello stomaco fino alla prima parte dell’intestino coinvolgendo così numerosi organi che nel loro insieme costituiscono un lungo tubo chiamato apparato digerente. Osserviamo che dal suo nascere (bocca) al suo sfociare all’esterno (ano) vengono coinvolte numerose parti anatomiche; è giusto dire, quindi, che il processo digestivo interessa: bocca, esofago, stomaco, duodeno, intestino ed enzimi digestivi prodotti dal pancreas e dal fegato.

Volendo restare fuori da spiegazioni scientifiche che, seppur importanti, non risulterebbero alla portata di tutti, possiamo semplificare le cose dicendo che, coinvolgendo così tante parti del nostro organismo, è intelligente (o meglio sano), sapere in linea di principio cosa succede e cosa fare perché ognuna di esse ne risulti avvantaggiata e non danneggiata.

Iniziando dalla bocca, già in questo primo tratto noi abbiamo due fasi importanti: quella meccanica data dalla masticazione, quella chimica data dalla salivazione.

Cos’hanno di importante? Tutti abbiamo sentito più volte che bisogna masticare almeno 33 volte il boccone affinché l’alimento possa essere sminuzzato nel miglior modo possibile. Però è davvero difficile che, nella fretta diventata abitudine di molti di noi, qualcuno lo faccia davvero. Come conseguenza avremo che il cibo non viene accuratamente sminuzzato e, di conseguenza, viene delegata alla seconda fase, la salivazione, il compito di completare la prima fase insieme alla seconda.

La saliva è prodotta principalmente da tre ghiandole salivari ed una soluzione acquosa (99.5 %) che contiene enzimi in grado di “demolire” i frammenti e i legami del cibo introdotto. Il cibo, impregnato di saliva e impastato con i movimenti della mandibola e della lingua, forma il bolo, che viene spinto nella faringe dove viene deglutito. La faringe fa parte anche dell’apparato respiratorio ed è la via attraverso cui l’aria entra nella laringe e quindi passa nella trachea.

Vi siete mai chiesti, aldilà della buona educazione, perché sia importante che, durante la masticazione, non sia sano parlare?

Durante la deglutizione l’introduzione dell’aria nei polmoni cessa e l’entrata della laringe è coperta dall’epiglottide, una valvola muscolare, in modo che il bolo imbocchi la via giusta cadendo nell’esofago. L’esofago, un tubo lungo anche 30 cm, attraversa il diaframma, e termina nello stomaco. Nell’esofago il cibo si muove spinto da contrazioni peristaltiche che avanzano come onde, restringendo il passaggio al di sopra del bolo e allargandolo al disotto. Esse ci permettono di inghiottire e far avanzare il cibo nell’esofago anche se ci troviamo a testa in giù.

Lo stomaco è una sacca muscolare, in grado di accogliere da 2 a 4 litri di sostanze liquide e solide, in cui il cibo rimane dalle 2 alle 5 ore, a seconda della sua composizione. La mucosa dello stomaco è provvista di numerose ghiandole che secernono il succo gastrico composto da pepsinogeno (la forma inattiva dell’enzima pepsina), acido cloridrico e muco.

Lo stomaco svolge 4 funzioni:

  1. immagazzina il cibo e ne regola l’afflusso all’intestino;
  2. demolisce il cibo meccanicamente, per mezzo di numerose contrazioni;
  3. trasforma il pepsinogeno in pepsina, che scinde le proteine in catene più corte di amminoacidi;
  4. crea un ambiente molto acido (pH da 1 a 3) che, oltre a favorire l’azione della pepsina, esercita un’azione antibatterica.

Il muco prodotto dalle ghiandole gastriche riveste la parete interna dello stomaco, per proteggerlo dall’aggressione dell’acido cloridrico e della pepsina (che potrebbe agire sulle proteine delle stesse cellule gastriche). Qualora il rivestimento mucoso dello stomaco sia insufficiente, si forma una lesione nota come ulcera.

Nello stomaco il bolo viene trasformato in una poltiglia, il chimo, che un poco alla volta attraversa l’anello muscolare del piloro, che immette nell’intestino.

L’intestino si divide in due parti, intestino tenue e intestino crasso, distinte per la forma e la funzione che svolgono (tratteremo settimana prossima in modo più approfondito).

Nell’intestino tenue si completano i processi digestivi e avviene la maggior parte dell’assorbimento delle sostanze nutritive. In esso si riversano i secreti di due organi annessi dell’apparato digerente: il fegato e il pancreas.

Fegato e pancreas

Il fegato è la ghiandola più voluminosa del corpo umano, situata nella parte superiore destra dell’addome e interviene nella digestione secernendo la bile.

Il fegato produce circa 1 litro di bile al giorno, che immagazzina in una piccola sacca, la cistifellea. Durante il pasto, la bile viene scaricata nel duodeno attraverso il dotto biliare.

L’attività del pancreas è duplice: produrre gli ormoni insulina e glucagone, che regolano il metabolismo del glucosio; secernere il succo pancreatico dove si trovano diversi enzimi digestivi, l’amilasi, la lipasi e la proteasi, deputati rispettivamente alla demolizione degli zuccheri, dei lipidi e delle proteine. Il succo pancreatico ha un’elevata concentrazione di bicarbonato di sodio, che neutralizza l’acidità del chimo proveniente dallo stomaco e contribuisce a mantenere all’interno dell’intestino un ambiente alcalino, ottimale per l’azione degli enzimi digestivi.

Quali sono le conseguenze di una buona o di una cattiva digestione?

Beh, quando si dice che digerire bene è sinonimo di buona salute, oltre che dire il vero è sintomatico di quanto sia importante.

Sentirsi bene ovvero non avere “un peso nello stomaco” corrisponde, oltre ad un senso di leggerezza, anche a efficacia sia energetica che salutare.

Come verifica di ciò è sufficiente fare un sintetico elenco di ciò che comporta una cattiva digestione prolungata nel tempo (nel senso, a quali patologie si può andare incontro proprio perché associate ad una cattiva digestione):

  • Allergia alimentare
  • Calcoli cistifellea
  • Colecistite
  • Colite
  • Ernia iatale
  • Fibrosi Cistica
  • Gastrite
  • Intolleranze alimentari
  • Pancreatite
  • Reflusso gastroesofageo
  • Sepsi
  • Tumore al pancreas
  • Tumore allo stomaco
  • Tumore dell’ovaio
  • Ulcera duodenale
  • Ulcera gastrica
  • Ulcera peptica

… e non sono nemmeno tutte!

Quali sono i rimedi contro la cattiva digestione?

Se alla base della cattiva digestione non c’è una patologia genetica / organica i rimedi naturali possono favorire la regressione del disturbo, proprio perché si va ad intervenire sulla causa e/o concausa.

Quindi, generalmente, una dieta varia, sane ed equilibrata è di aiuto contro questo disturbo, così come il mantenimento di buone abitudini alimentari (mangiare lentamente, ad esempio, riduce al minimo l’ingurgito di aria nello stomaco e permette una buona masticazione del cibo, preludio di una buona digestione, oltre ad eliminare – o ridurre al minimo – il fastidioso “problema” derivante dall’eccessiva aria nello stomaco).

In seconda battuta ci si può aiutare con tisane o prodotti naturali che mirino al miglioramento delle funzionalità gastriche e digestive.

In entrambi questi casi, e non solo in questi, la soluzione migliore é ricorrere all’aiuto di un professionista che, escluse patologie genetiche / organiche, verifichi in prima battuta con te quali sono i comportamenti che ti hanno portato a questi disturbi e, solo successivamente, intervenire a piccoli passi verso una digestione ottimale.

Meglio ancora sarebbe anticipare questi problemi partendo fin da subito con piccole ma significative correzioni prima che i fastidi diventino veri problemi.

Scopri quanti benefici ne trarrà il tuo corpo con una migliore digestione!

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